MAURIZIO BACCHIO

il cappellaio matto

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Crem's Blog: quando amore e passione diventano un cappello

intervista di Enrica Alessi

“Ho una malattia che si chiama fantasia, porta quasi all’eresia, è considerata pazzia…” questo è il cappellaio matto di Alice in Wonderland, quello che vi presento oggi si chiama Maurizio Bacchio.

Cosa hanno in comune?

 

Sicuramente la passione per i cappelli! Un vero amore per l’arte, il cinema, la musica e la moda…tanto che le creazioni di questo nuovo designer sono state recentemente pubblicate da Vogue Sposa. Lo abbiamo incontrato per intervistarlo ed ecco cosa ci ha raccontato.

 

Ciao Maurizio, dicci un po’, come nasce questa passione per il cappello? 

Il cappello è un accessorio a sé, a volte basterebbe lui soltanto a rendere particolare una combinazione che si indossa. Il cappello viene forgiato dal nulla…il feltro è un cono senza forma, lo si lavora con acqua e vapore, lo si plasma manualmente e piano piano prende vita qualcosa che prima non c’era, come succede con un’opera d’arte. Nella mia famiglia l’arte è sempre stata una sorta di pane di quotidiano…un po’ per le grandi collezioni di quadri e ceramiche e un po’ per il diletto di alcuni parenti: uno zio pittore di fama importante e una nonna modista che amava dare libero sfogo al suo ego. Io ritrovo molto di me stesso in lei. Seppur non abbia mai avuto il piacere di conoscerla, i suoi lavori e i suoi racconti sono stati tenuti così vivi da mia madre che ho l’impressione di conoscerla da sempre. Ho fatto l’arredatore d’interni per molti anni, ma il lavoro della nonna, lasciato incompiuto, è come se fosse venuto a cercarmi…ed ora eccomi qui. 

 

Con cosa hai cominciato? Qual è stato il tuo primo cappello? 

Iniziai con un matrimonio…presi un pezzo di stuoia, ne feci un tubolare e lo cucii su un panama ricreando una foresta tropicale con fiori, fili d’erba e cinque pappagallini montati su fili d’acciaio armonico. Fu un grande successo e capii che era la mia strada, che sarebbe stato il primo di una lunga serie. 

 

Cosa pensi del mondo a cui ti stai affacciando? Il mondo della moda non è certo di modi gentili, ci vuole pazienza, tenacia, buone conoscenze e una grande capacità di riuscire a creare qualcosa che possa piacere al grande pubblico, una sorta di versione commerciale del mio modo di creare, ma credo anche che chi lavora con grande amore e con grande passione viene sempre ricompensato. Anche i grandi personaggi a cui oggi facciamo riferimento, all’inizio, non devono aver avuto vita facile, ma hanno perseverato e sono diventati quello che sono: dei modelli d’ispirazione. 

 

Nelle tue creazioni spesso è presenta il tema del riciclo, perché? 

Mi piace pensare che tutto quello che è sotto ai nostri occhi può essere fonte d’ispirazione, anche qualcosa che si è rotto, che è stato dimenticato. Allora perché non inserire qualcosa di questa tipologia in un nuovo oggetto, per dargli nuova vita e magari farne la parte principale?

 

Sembra che tu ti stia riferendo a un cappello in particolare, quale? 

La tua intuizione non è sbagliata, quello che è stato pubblicato da Vogue e che rimane uno dei miei preferiti. Tutto è nato da una radice, l’ho dipinta di bianco e l’ho girata in modo che sembrasse un ramo, ho ricoperto la base con una nappa stampata recuperata da una vecchia valigetta, poi sono arrivati gli uccellini, da qualsiasi parte li si osservi, si guardano come se stessero amoreggiando. 

 

Cosa non può mancarti mentre lavori?  

Ho un problema di udito, la musica mi ha aiutato molto, è con lei che mi sono esercitato. E’ il vero filo conduttore del mio lavoro, la musica classica e l’opera sono le mie preferite, sono generi sacri, puliti. 

 

Parlaci del futuro, la tua prossima collezione a chi sarà dedicata? 

Sicuramente a mia nonna Nilla. Ho già iniziato ad acquistare forme tipiche degli anni ’20 e degli anni ’50 a cui aggiungerò perle, piume e chissà…immagino una donna con uno stile simile a quello di Lana Turner e Bette Davis…coi primi freddi sarà pronta e non vedo l’ora di mostrarvela. 

 

E riguardo alla donna di oggi? Cosa mi dici di lei? 

Spesso ci sono donne che indossano grandi firme malamente solo per il desiderio di uniformarsi alla massa. La donna di oggi dovrebbe creare il proprio stile e realizzare che essere sé stessa equivale all’essere di moda. La donna non osa per paura di giudizi esterni, ma è nata per farlo, ecco la ragione per cui sogno, immagino e creo cappelli per lei, perché è la sola che può indossarli regalando un’emozione. Lo stesso cappellaio dice: “La gente vede la follia nella mia colorata vivacità e non riesce a vedere la pazzia nella sua noiosa normalità!” 

 

Siamo arrivati alla fine dell’intervista, con la nostra domanda di rito: sogno nel cassetto? 

So bene qual è e mi auguro che possa avverarsi…Vorrei vedere le mie creazioni sfilare in passerella con i grandi nomi della moda.

 

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